Intervista a Federico Pellizzi

10 aprile 2000, a cura di Giorgio Viali

[originariamente in «UmanaMente», <http://www.umanamente.com/Interviste/002807i.htm>]

Intervista via Email

Persona ed Internet.
Com'è cambiato e come pensi cambierà il tuo rapporto con Internet?

La sensazione è quella di crescere insieme. Credo che in questa fase sia una sensazione comune a molti che hanno cominciato "da piccoli": vedere continui sviluppi della rete, della sua portata antropologica, e nello stesso tempo misurare i propri cambiamenti di rotta, di gruppo e personali. Tuttavia per me è sempre limitativo parlare dell'individuo e della rete, quando c'è anche "il mondo" da tener presente. Internet cambia il mondo esterno, cambia i rapporti tra le persone fisiche, cambia profondamente gli stili di comportamento, di lavoro, di potere anche fuori da ogni interconnessione. È sempre tra questo dentro e fuori che mi pare possibile parlare di Internet. La rete acquista esistenza, per così dire, per gli effetti che ha sul reale.

Lavoro ed Internet:
Lavorare in Internet. La tua esperienza. Aspetti positivi e negativi.

Come dicevo prima per me è sempre stata importante la coesistenza di "dentro" e "fuori". Credo che non sia solo un'esperienza di lavoro mia personale, ma un carattere strutturale del digitale, con implicazioni che probabilmente riguardano nel profondo anche l'economia. Non si può prescindere da una territorialità e da una situazionalità per nulla virtuali che impongono la loro presenza, nel bene e nel male. Quando ho fondato Bollettino '900, nel 1994, mi sono rivolto a una comunità reale, a un gruppo di ricercatori costituiti in seminario, a una istituzione vetusta come l'Università di Bologna. E mi sono sempre più convinto da allora che questo stare "a cavallo", questa integrazione spesso faticosa, non sia un carattere dovuto alla fase iniziale, ma sia costitutivo. Sono convinto che anche lo sviluppo futuro della rete sia per vocazione rivolto all'esterno, al mondo locale, alle comunità reali, agli eventi agli incontri alle situazioni che accadono sul territorio. Questo è evidente già ora: di fianco a colossi come Amazon.com fioriscono miriadi di aziende che offrono servizi locali, pur usando la rete globale. Qualcosa di simile accade anche in un progetto al quale sto collaborando ora, sul "sogno raccontato nella letteratura moderna" (www.unibo.it/sogno), dove sembrano aprirsi dimensioni di lavoro differenti, anche a volte non perfettamente comunicanti, ma a quanto pare produttive: una dimensione apparentemente tradizionale, di gruppi di ricerca, che di fatto viene ridefinita dal lavoro in rete pur mantenendo la sua geografia accademica; l'apertura a un pubblico che interviene, segnala iniziative affini, suggerisce integrazioni bibliografiche; una mailing list che, pur non essendo ancora entrata nel codice genetico della ricerca tradizionale, spinge verso ritmi, tempi e spazi paralleli, aggiuntivi.
Ci sono comunque secondo me tre dimensioni distinte della rete, la comunicazione uno a uno, la comunicazione esplorativa, e la comunicazione che chiamerei abitativa. Sono tre modalità ben diverse, anche se integrabili, di lavoro in rete oltre che di divertimento, di comunicazione e quant'altro. Mi pare che l'ultima forma, la più nuova, quella progettuale e compartecipativa, sia ancora estremamente sottosviluppata.

Web Communities:
Le Web Communities hanno un futuro? Si svilupperanno? Quali nuovi strumenti nasceranno per ampliarne le potenzialità?
Si formeranno in un prossimo futuro delle grandi Web Communities che interagiranno direttamente con la società e il mercato?

Mi sembra che "web community" sia un concetto molto vago. Si intende un'azienda che interagisce con i suoi clienti attraverso il web? Si intende qualsiasi insieme di persone con un progetto che stanno in contatto tra loro attraverso siti di riferimento? Rischia di restare un concetto fatuo se si pensa che il web possa diventare il contenuto, l'oggetto, la ragione della costituzione di una comunità. È vero che il mezzo è il messaggio, ma con i messaggi o massaggi alla fine si fa poco: sono puro consumo. Bisognerebbe vedere se un sito, un insieme di risorse tecnologiche e umane, è in grado di mettere insieme persone, di costruire "risorse relazionali" e, soprattutto, di mettere in azione competenze simboliche (cioè di fare cultura). Forse con la musica sta succedendo un po' così (penso a Vitaminic), ma non so se sia più giusto chiamare ciò "web community" o semplicemente un passo verso un nuovo tipo di economia integrata (e non solo di una new economy contrapposta a una old economy).

Comunità Web e Portali:
È possibile che le Comunità Web diventino i nuovi Portali in Internet? I nuovi Punti di Partenza?

Anche pensando che possano esistere "comunità web", non credo che possano esprimersi o si possano far coincidere con singoli portali. Penso a una maggiore molteplicità e fluidità. Gruppi, ceti, comunità potranno forse caratterizzarsi e riconoscersi per la frequentazione di un certo numero di risorse, per certi stili d'uso della rete, per la condivisione di interessi. Sicuramente la rete rafforza diversi tipi di legami comunitari, perfino quelli che si ritenevano minacciati, come quelli linguistici. La rete offre opportunità di sopravvivenza e sviluppo al patrimonio di "semio-diversità" della cultura mondiale, poiché globalizzazione non vuol dire (necessariamente) omologazione.

Usabilità e Community:
Quali strumenti e/o servizi mancano ancora al Web per ospitare adeguatamente una Comunità Online?

Forse manca proprio l'integrazione tra "dentro" e "fuori" che si è detta, cioè in un certo senso la continuità tra l'abitare dentro la rete e l'abitare in generale. Quando diminuirà questa discontinuità tra rete e oggetti quotidiani, sulla strada che si è già avviata, quando sarà normale per la maggioranza delle persone fare in rete le cose di tutti i giorni, forse ci saranno le premesse per lo sviluppo di nuove forme di comunità, e il loro essere "online" sarà così ovvio e scontato che non costituirà in alcun modo l'elemento caratterizzante, ma solo la condizione o una delle condizioni per uno sviluppo di nuovi tipi di relazioni sociali, politiche ed economiche tra gli esseri umani.

Battaglie e Internet:
Dove si stanno combattendo oggi le grandi battaglie di Internet? Dove sono attualmente le frontiere di uno sviluppo libero di Internet e chi le sta minacciando?

Ho l'impressione che si combattano ovunque, a cominciare dalle teste delle persone fino ai grandi complessi mediatici e politico-amministrativi. È una lotta tra modelli centrifughi e centripeti, tra modi di intendere la scrittura e il suo rapporto con il potere oltre che lotta economica. Non credo però che possa capitare come nella stagione delle radio e delle televisioni libere, in cui a un'apparente situazione di estrema libertà e creatività è seguita la disillusione dei grandi aggregati che riassorbivano tutto. La rete è costitutivamente diversa, è al tempo stesso capillare e stratificata, permetterà probabilmente una coesistenza di differenti tipi di "autorità", di differenti modelli, e di un equilibrio ondeggiante di forze centrifughe e centripete. Come in nessun altro medium c'è spazio contemporaneamente per il personale e il collettivo, per la memoria e per l'intervento, e molto sta, quindi, nella forza di aggregazione che anche singoli "nodi" creativi sapranno sviluppare.

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Federico Pellizzi
Dip. di Filologia classica e Italianistica
federico.pellizzi@unibo.it

 

 

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